Prete e liturgo: l’abbé Frank Quoëx – M° Aurelio Porfiri

Quando una persona muore in età molto giovane, si dice che essa era cara a Dio (o agli dei, se vogliamo tenerci larghi). Penso qualcosa del genere poteva essere detta per l’abbé Frank Quoëx, sacerdote morto all’età di 40 anni nel 2007 e che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare per un certo tempo della mia vita. Non solo, ma per un certo lasso di tempo molto breve egli fu anche mio padre spirituale, quindi ho avuto con lui conversazioni personali e private e ne conservo un ricordo lontano ma pur sempre vivido e presente.

L’abbé Frank Quoëx era un amante della liturgia nella forma straordinaria, come la chiamiamo oggi grazie al motu proprio Summorum Pontificum, un amore che lo aveva spinto ad uno studio profondo della stessa liturgia e a pubblicare studi di grande serietà scientifica. L’abbé Brice Messonier così lo ricordava: “Storico, teologo, dottore della liturgia, ma anche amante della bellezza, era convinto che “la perfetta bellezza della liturgia può fa dare uno sguardo alla suprema bellezza di Dio”, come scrisse. Di gusto infallibile, non confondeva la bellezza con il kitsch, il raffinato con il pretenzioso, il sobrio con il banale. Tutto nella liturgia deve partecipare per aiutarci a percepire “la suprema bellezza di Dio”. Da qui la cura speciale che ha avuto nel recuperare le forme più nobili, i paramenti più eleganti e più belli”. Paolo Risso così ne parla in un testo che ho reperito sul sito Santi e Beati:  “La vita e l’opera dell’Abbé Quoex suppone la fede e l’amoroso rapimento di tutto l’essere in Gesù Cristo. La Liturgia e la bellezza suprema, l’archetipo della poesia, perché essa è teofania del Verbo fatto carne, splendore del divino Poeta. Per questo, l’impegno per la Liturgia deve diventare impegno dottrinale, dogmatico, mosso non solo dall’amore di quanto oggi è messo in dubbio e posto da parte, ma anche per amore del popolo di Dio avido del sacro e dei gesti sublimi di cui si tenta di privarlo. Pertanto, don Quoex era innanzitutto un sacerdote, un pastore di anime, un direttore spirituale. Il ricordo che ha lasciato nei diversi luoghi di apostolato, Roma, Strasburgo e dopo il 2004, Ginevra, Losanna e Neuchâtel , dimostra che la sua missione sacerdotale era quanto a lui importava di più.
Seppe toccare le anime con la sua intelligenza, la sua cultura, ma soprattutto per la sua bontà cortese e la sua delicata carità. Ed è da prete vero, che egli è andato incontro a Dio, il 2 gennaio 2007, all’ospedale d’Aubonne, in Svizzera. Gli amici che lo hanno vegliato notte e giorno per un mese, fino al suo ultimo respiro, testimoniano di lui: “È morto come un santo. Dopo qualche mese di malattia implacabile e un’agonia di un mese, grandi sofferenze e una grande generosità interiori, brevi parole delicate, pianti velati e appena abbozzati, scusandosi di essere di peso… Sempre ha bevuto la preghiera come un’acqua di salvezza. Amava specialmente la preghiera di Gesù. Quante volte, ci ha chiesto, al primo mattino, dopo una notte dl sofferenze: “Aiutatemi ad alzarmi, voglio celebrare la Messa”! Occorreva allora dirgli che non poteva più alzarsi, e che la Messa lui la diceva con Gesù, l’Uomo dei dolori, prima di dirla in Cielo, questa bella Liturgia del Cielo di cui egli ci aveva così bene parlato un giovedì santo… Si è spento dolcemente questa mattina, festa del Nome di Gesù. Chi lo vegliava, dopo avergli cantato qualche istante prima l’inno Jesu, dulcis memoria e recitato le Lodi, e avergli detto: “Don Franck non si può nascere, ma si può morire innocenti”, gli si è avvicinato e gli ha ancora detto: “È la festa del Nome di Gesù. Tu vai a celebrarla lassù, la Liturgia del Cielo è più bella che quella che hai descritto. Va’, don Franck, la porta del Cielo è aperta per te”.
Aveva 39 anni di vita e 15 anni di sacerdozio. Alla Messa di trigesima, il 1° febbraio 2007, nella chiesa di S. Eugenio a Parigi, si è detto di lui “Insegnare e dirigere le anime, ecco due funzioni sacerdotali che trovano il loro compimento nel più alto compito del sacerdote: santificare le anime con i Sacramenti e l’offerta del S. Sacrificio della Messa. Il sacerdote è sacrificatore: colui che sta all’altare per offrire a Dio il sacrificio della croce per la salvezza delle anime. Ma per essere uniti a Cristo, occorre essere sacerdote e vittima, perché così è stato Lui, Cristo, sacerdote e vittima del suo sacrificio. Cosi è stato in tutta la vita, don Franck Quoex, sacerdos et hostia”.

Io penso sarebbe difficile aggiungere qualcosa di meglio a questi ricordi, ma penso non sarà inutile ricordare di come veramente egli avesse un profondo rispetto per la liturgia. A quel tempo io curavo la musica per la messa nella forma straordinaria che si celebrava nella chiesa di Gesù e Maria al Corso e ne ricordo l’attenzione per l’atto liturgico. Avevo a che fare con lui per questo motivo e, come detto, avevamo cominciato ad avere un poco di confidenza. Non potrò dimenticare questo sacerdote giovane e cordiale, dall’aspetto un poco ottocentesco,  fermo nelle sue convinzioni e nell’idea che la liturgia non è qualcosa che noi creiamo, inventiamo, modelliamo con le nostre mani, ma un qualcosa che riceviamo da nostro Signore.

Aurelio Porfiri

 

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Author: Aurelio Porfiri

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