La forza della preghiera: padre Giovanni Garbolino – Aurelio Porfiri

Al tempo in cui ero organista in San Pietro, ricordo di un anziano prete che mi fu introdotto da una signora che conoscevo tramite padre Zoffoli, di cui ho parlato in precedenza. Questo prete, un missionario della Consolata, mi faceva una proposta che sul momento mi fece trasalire, e non in senso del tutto positivo. Questa proposta era di suonare per la loro veglia di preghiera mensile, che si svolgeva in un chiesa molto vicina a dove vivevo (e su questo non c’era problema) e che sarebbe andata avanti da tarda sera fino al mattino, insomma stare 6 o 7 ore all’organo. Il prete che aveva avanzato questa “assurda” richiesta (che poi ho accettato) era padre Giovanni Garbolino (1913-2000).

L’ho conosciuto che era già anziano, molto anziano, ma in comune con il padre Zoffoli aveva questo aspetto fanciullesco e questa volontà indomita di difendere la fede, nel suo caso con la forza della preghiera. Quando avevo occasione di parlarci o di ricevere lettere da lui, ricordavo che venivo impressionato dalla sua mitezza ma al contempo dalla sua forza interiore, una forza che veniva da una fede certamente coltivata in altri pascoli culturali, rispetto a quelli che abbiamo oggi a disposizione.

Era un tipo interessante padre Garbolino, non solo per la sua attività al tempo in cui l’avevo conosciuto, ma anche per i suoi contatti con la figlia del dittatore comunista Stalin, figlia che aveva aiutato a convertirsi al cattolicesimo. In un articoletto in La Repubblica (2 febbraio 1996) così viene raccontato il fatto: “Svetlana, figlia del dittatore sovietico Stalin, si è fatta suora e vive in un convento: lo rivela il settimanale Chi, in edicola domani, che pubblica tra l’ altro una serie di lettere della donna ad un sacerdote italiano. “Svetlana – si legge in un’ anticipazione del settimanale – che compie quest’ anno 70 anni, ha avuto un’ esistenza complicata, sposandosi quattro volte e mettendo al mondo tre figli. Nel ‘ 67, dopo la morte del padre, fuggì dall’ Urss chiedendo asilo politico negli Usa. Appena arrivata in Occidente conobbe un sacerdote italiano, padre Giovanni Garbolino, missionario dell’ istituto dell’ Immacolata, che divenne il suo direttore spirituale e la guidò alla scoperta della fede e poi alla maturazione della vocazione religiosa”.”

Nel riordinare l’archivio del padre Zoffoli ho scoperto molte lettere che padre Garbolino gli aveva indirizzato, lettere ardenti nel difendere la fede che veniva calpestata da movimenti ecclesiali che al tempo godevano di protezioni al più alto livello. Io penso che oggi sia padre Garbolino che padre Zoffoli sarebbero estremamente sorpresi nel vedere come in neocatecumenali oggi vengano considerati quasi come conservatori sui temi etici e morali rispetto alla situazione corrente. In effetti sappiamo che essi furono tra gli animatori dei vari family day. Sarei curioso di sapere come se lo spiegherebbero. Ma certamente una spiegazione che io posso fornire, è che sono passati quasi 20 anni dalla loro morte, un tempo in cui gli smottamenti nella Chiesa, dal punto di vista dottrinale, etico e teologico, sono stati ancora più violenti di quelli che si sperimentavano al tempo di Giovanni Paolo II.  Oggi la Chiesa è veramente spaccata in due, una spaccatura che difficilmente sarà risanata in pochi decenni.

Tornando al nostro sacerdote, devo dire che ricordo sempre con grande edificazione personale quel suo candore unito alla sua forza interiore, quel suo essere sempre instancabile promotore delle sue veglie eucaristico-mariane, la cui efficacia difendeva fino all’ultimo respiro. Certo, dai miei ricordi posso dire che non fu certo tutto rose e fiori, compresi i rapporti con la parrocchia dove queste veglie si svolgevano e non pochi dei partecipanti si addormentavano durante le lunghe cerimonie. Eppure, malgrado l’imperfezione dei partecipanti, queste veglie avevano un senso, perché erano un segno di reazione da parte di alcuni semplici fedeli in un mondo che cambiava troppo rapidamente, un mondo che voleva mettere per sempre da parte quei valori religiosi e culturali che hanno fondato e resa splendente la nostra civiltà.

 

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Author: Aurelio Porfiri

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