Sulla cartellina per gli spartiti – Aurelio Porfiri

Forse per chi non è un direttore di coro non sembrerà che il tema della cartellina che contiene gli spartiti da usare nei concerti per i cantori, sia un tema importante. Lo capisco, in effetti non lo è neanche per il direttore di coro stesso, fino a quando non deve affrontare questo tema. Ma in fondo questo è un tema che poi riguarda anche i solisti, anche la musica cameristica. In questo caso di solito il problema è risolto con l’uso di un leggio, cosa che anche alcune formazioni corali usano. Ma per formazioni numerose non è certamente molto pratico, senza contare che bisogna portarsi il leggio appresso (pure se oggi ne esistono di pieghevoli e maneggevoli). Ora, è veramente importante parlare delle cartelline per gli spartiti? Lo è, in quanto esse formano una parte che contribuisce all’estetica dell’apparire e influisce indirettamente sull’estetica dell’essere. Dal modo con cui si maneggiano questa cartelline, ne può anche discendere anche una maggiore o minore efficacia del fare musica in coro.

In effetti non mi dilungherò qui sul colore, forma e consistenza. Da esteta, vorrei dire che sarebbe bene la cartellina si possa intonare all’uniforme del coro. Non so, se l’uniforme è blu, una cartellina arancione a me mi farebbe saltare sulla sedia (ma se a voi piace allora vuol dire che tutto è proprio relativo). Io non credo bisogna spendere fortune sulle cartelline, anche un cartoncino maneggevole può fare all’uso, posto che gli spartiti possano essere maneggiati con agilità al suo interno, perché questo è poi lo scopo.

Come si tiene la cartellina? Alcuni la tengono come copertura, quasi che essi fossero in incognito nel coro e usano la cartellina per non farsi scoprire. Ora, la cartellina che vela il cantore è senz’altro da condannare senza appello, la cartellina invece rivela il cantore. In che modo? Perché il suo uso corretto mette il cantore in contatto immediato con gli elementi immediati (ma non fondamentali) dal fare musica: lo spartito, il direttore, il pubblico. Tenendo una posizione pienamente eretta, con lo spartito appoggiato su una o due mano come una pizza sulle mani di un cameriere ma leggermente reclinato verso il cantore stesso, permette di vedere cosa è scritto e nel contempo non perdere d’occhio le mani del direttore che, se servono a qualcosa, servono come i segnali di un vigile urbano in una strada trafficata, cioè per fare in modo che tutti possano iniziare e finire insieme e non andare a sbattere.

Ora, certamente l’interazione fra il direttore e i cantori attraverso la musica è molto più profonda e va ad un livello molto più importante di quello del banale concerto, ma visto che per molti cantori (e direttori) il fare musica comincia e finisce con questi carnai organizzati come pranzi di gala, bisognerà anche dare qualche cura a questi momenti. Nello stesso modo quando si canta in chiesa, non può pensarsi che quel cantare è fine a se stesso, o si perderebbe totalmente lo scopo per cui si sta facendo quello che si fa.

Il cantore non deve guardare né lo spartito né il direttore, ma in mezzo, come se il suo occhio potesse cogliere una linea misteriosa che connette colui che si sbraccia di fronte a lui con la povera resa notata sulla carta del mistero musicale. A volte i direttori sono terribili e pure gli spartiti, ma che ci volete fare, dobbiamo navigare nella mediocrità per godere delle isole dell’eccellenza.

Parlerò della memoria in un’altra occasione. Qui invece vorrei dire dell’uso che alcuni fanno o hanno fatto di mezzi tecnologici più avanzati, come per esempio gli Ipad come lettori per gli spartiti. Di principio mi sembra una buona cosa, io non sono contro la tecnologia se serve e non è servita. Certo è una situazione non molto pratica per molti cori, specie amatoriali. Facciamo due conti. Per delle buone cartelline per gli spartiti, per un coro di 50 persone, si potranno spendere forse 500 euro (ipotizzando un prezzo di 10 euro l’una). 50 ipad vengono sui 25.000 euro in totale, la differenza è astronomica. Non credo però sarà impossibile pensare che nel futuro possano essere creati delle cartelline per gli spartiti tecnologiche, in cui il direttore possa automaticamente aggiornare gli spartiti con le sue segnalazioni, fare correzioni e archiviare migliaia di spartiti in formato digitale con risparmio notevole di carta. Io penso sarà senz’altro un contributo interessante al fare musica. Già gli ipad sono usati da strumentisti e hanno App dedicate proprio per questi scopi.

Insomma, il direttore coscienzioso deve salvaguardare la posizione eretta, fare in modo che il tenere la cartellina in mano non sia scusa per ingobbirsi in se stesso. Come detto, bisogna interrogarsi se non sia bene fare proprio a meno delle cartelline esercitando la sacra arte della memoria: ma di questo parlerò in seguito, con la dovuta dovizia di particolari.

 

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Author: Aurelio Porfiri

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