IL MITO DEL CONCILIO (Ita) – Aurelio Porfiri

Stiamo ben attenti a vedere le cose come stanno, non ci inganniamo o autoinganniamo. Gran parte dei mali che viviamo oggi nella musica liturgica sono una porta che è stata aperta sul vuoto e la cui chiave è stata il mito del Concilio Vaticano II, non il Concilio reale, ma quello usato dal latore della chiave, molto spesso con indosso una tonaca (nei casi migliori), per scardinare tutto quello che di buono e bello la Chiesa aveva ereditato. Il clericalismo, il grande nemico degli ultimi decenni, si è servito di questo grimaldello non per far del bene al “popolo”, per cui sospetto non ha molto interesse, ma per rinforzare la propria posizione di potere. Cosa c’è di meglio che togliere al popolo la sua identità Cattolica, fatta soprattutto della sua tradizione? “Cantiamo qualcosa che sia il meno Cattolica possibile, un poco protestante, un poco new age, un poco sentimental romantica, così facciamo contento tutto l’arco costituzionale della modernità”. Qualcuno, giorni fa, diceva qualcosa su Facebook divertente, ma anche molto triste: “fare l’organista in Italia è come vendere salami in un paese islamico”. Forse è peggio. Le continue liti con sacerdoti che non sanno stare al loro posto e si arrogano il diritto di dirti cosa devi o non devi far cantare quando non hanno nessuna preparazione per prendere queste decisioni. Posso io cambiargli l’omelia? O suggerire come leggere il canone? Non me lo permetterebbero. Ma loro si sentono spesso in diritto di dirti cosa fare e cosa no, quando purtroppo non hanno la cultura sufficiente per potere orientare certe decisioni.

Quando qualcuno si arrabbia (perché esistono anche quelli che guardano i preti negli occhi, non quelli che sono solo capaci di reggergli solo – metaforicamente – i codazzi) ecco che loro ti buttano in faccia il mito del Concilio – questo lo ha detto il Concilio, questo lo vuole il Concilio – sperando nella ignoranza generale che c’è sul Concilio in quanto la gente, parliamoci chiaro, del Concilio conosce al massimo questa parola, “Concilio”, e poco altro. Ma se tu i documenti li hai letti, ecco il terrore nelle loro espressioni, ecco le accuse dicendoti che sei retrogrado, lefebvriano, passatista…e solo perché vuoi seguire quel Concilio a cui loro si appellavano un minuto prima! Il mito del Concilio declinato in “spirito del Concilio”, ha devastato la liturgia e la sua musica, l’ha resa vittima di una catastrofe di proporzioni apocalittiche. Papa Francesco denuncia il clericalismo, ma poi per sconfiggerlo può molto poco e non è colpa solo sua: tutto il sistema si regge su questo potere che non è essenziale al clero ma che gli permette privilegi che senza di esso sarebbero inimmaginabili. Cari organisti, sarebbe forse il caso che cominciaste a pensare di andare a vendere salami in un paese islamico. Vedendo come siamo ridotti qui e con molta prudenza, ci sarebbe senz’altro più soddisfazione.

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