LA FOLLIA DI CRISTO (Ita) – Aurelio Porfiri

L’amore di Cristo è come un uragano: ti strappa violentemente da tutto e ti trascina via verso Dio. Tutta la vita umana non ha più riposo né valore, né giustificazione, né significato, né senso. Non voler dare o cercare più una ragione alla tua vita – tutto è senza ragione come una follia” (La fuga immobile, pag. 69).

Divo Barsotti è scrittore essenziale. Questa è una cosa che dobbiamo ben tenere in mente quando ci avviciniamo agli scritti di questo ruvido toscano dalla parola pronta e tagliente. Il suo scrivere tende all’essenziale, ma ho imparato che per trovare questo elemento essenziale devi scavare nella sua scrittura, una scrittura che si arrovella su se stessa a volte, ripete e ripete, sempre per far emarginare quell’elemento essenziale che c’è, vi è proprio, ma è sommerso nel magma delle argomentazioni.

Nel passaggio di cui sopra abbiamo un esempio di quello che intendo dire, preso da uno dei suoi testi più straordinari, La fuga immobile. Ecco una chiara esposizione della pretesa cristiana: essa è scandalo e follia, come dice San Paolo. Chi vuole dare una immagine rassicurante del cristianesimo, dovrebbe cambiare religione. Il cristianesimo non è religione da accomodamenti, ma religione inquieta. Ma è certo che pur essa deve farsi norma civile se assunta da stati, nazioni, popoli. Quindi c’è questo contrasto fra l’uragano che è l’amore di Cristo, che ti prende e ti trascina verso Dio e la necessità direi politica di una convivenza civile che possa assumere i valori cristiani come elemento fondamentale. In realtà questo passaggio del padre Barsotti sarebbe un buon aiuto, in quanto relativizza l’importanza della vita alla scoperta di questo amore tremendo (nel senso di ineffabile) che Dio ci offre. Se e quando veniamo presi da questo amore, relativizza tutto il resto, la vita non ha più valore, significato, giustificazione o senso. Insomma, ci ritroviamo quando ci perdiamo. C’è sempre il pericolo che il Cristianesimo divenga una comoda scusa per poter trovare se stessi, una ipocrita bugia che ci diciamo per sentirci buoni e in regola con la legge. Ma non è questo l’incontro con Cristo che ci presentano i santi. Come detto, quando il cristianesimo deve regolare la vita dei popoli, ha necessità di farsi legge, ius, norma. Ma nell’incontro intimo, quando esso è profondo, il rapporto stesso diventa la legge, non interpretata alla luce dei nostri desideri di fare peccato, ma sempre vissuta come ascolto, come attesa, quella “imminenza di attesa” di cui molto ci parlava il poeta Clemente Rebora.

“Tutto è senza ragione come una follia”; cerchiamo questa follia, sentiamoci folli per Cristo. Se la liturgia non ci consente questa apertura verso la follia, se essa ci ridona una masticatura mal digerita del quotidiano, ecco che la liturgia tradisce se stessa. Noi non vogliamo il quotidiano, ma vogliamo abitare nell’eterno, anche se per quei pochi istanti che le frenesie della vita ci concede. Riscopriamo senza paura questa pura e sana follia.

Author: admin

Share This Post On

Submit a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *