Il terrore del giudizio: Monsignor Teocle Bianchi – Aurelio Porfiri

Per me parlare di don Bianchi, come lo chiamavo, è veramente tuffarmi nella mia infanzia. Quando facevo il chierichetto nella mia parrocchia, la bellissima Basilica di Santa Maria in Trastevere nel suo periodo precedente alla sua gestione da parte della Comunità di Sant’Egidio. Al tempo della mia infanzia, il parroco era Monsignor Teocle Bianchi, un sacerdote già anziano che girava sempre in tonaca. Non potrò mai dimenticare un ricordo che fu veramente tutto speciale, la visita di Giovanni Paolo II, ora santo, il 27 aprile 1980. Io servivo la messa insieme con tutti i chierichetti e ancora ricordo il Papa, da soli due anni pontefice della Chiesa, che incedeva nella navata e che si volgeva a noi per benedirci. Ricordo anche il saluto poi nell’oratorio, con il Papa che velocemente ci dava la mano per salutarci. Ma tornando alla Messa, ricordo che Giovanni Paolo II pronunciò queste parole: “Un fraterno saluto al parroco, lo zelante monsignor Teocle Bianchi, che da trent’anni dona indefessamente tutto se stesso per il bene delle vostre anime!”. Già, per i passati trent’anni don Bianchi era stato parroco di quella parrocchia così importante per Roma e per Trastevere. Rimase lì ancora per poco, per poi cedere il posto all’allora don Vincenzo Paglia e alla Comunità di Sant’Egidio.

Vorrei però tornare a don Bianchi e alla memoria che in realtà ho più vivida di questo vecchio prete sempre in tonaca. Ricordo una Messa che servivo e la sua predica sulla fine del mondo, quell’uso immaginifico della parola descrivendo con toni anche molto vivaci come il mondo sarebbe giunto alla sua fine e come noi ci saremmo trovati davanti al giudizio di Dio. Io avevo forse 10 anni e ricordo che mi sentivo quasi schiacciare dal peso di quell’evento che sarebbe stato nel futuro dell’umanità, ma nello stesso modo la bonomia di don Bianchi ci ricordava che Dio non era solo giusto, era anche misericordioso, che ci aspettava sempre e che non smetteva di amarci anche se noi siamo peccatori. Dopo 40 anni ho sempre ricordato quella predica, quelle parole, quella sana e essenziale dottrina cattolica che ci mette davanti alle nostre responsabilità ma che non ci fa dimenticare che Dio non è solo un Dio che giudica, ma anche un Dio che salva. Anzi, che è misericordioso proprio perché è giudice, perché solo chi sa giudicare sa perdonare.

Caro don Bianchi, questo vecchio prete in tonaca morto nel 2001 alla bella età di 94 anni, quando oramai era canonico della Basilica di Santa Maria Maggiore. Lo ricordo anche nel suo tempo da canonico, lo guardavo con quella dignità sacerdotale con cui indossava gli abiti liturgici, lui prete dal 1934. Parlandone con altre persone ho sempre sentito le mie stesse impressioni, quelle verso un prete che per decenni aveva servito la mia famiglia e poi me, in un tempo in cui la Chiesa era tormentata dagli sconquassi del dopoconcilio, un tempo che sembra non voler mai finire.

Aurelio Porfiri

 

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Author: Maestro Aurelio Porfiri

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